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Antonella di Nocera interviene nel dibattito sulla proposta di Braucci di istituire una scuola di cinema

Pochi giorni fa lo scrittore e sceneggiatore Maurizio Braucci ha lanciato un appello per l’istituzione di una scuola pubblica per le arti e i mestieri del cinema in Campania, auspicabile visto l’alto numero di produzioni di film e serie tv girate sul territorio, con le conseguenti significative opportunità che si creano sul piano occupazionale.

La proposta si è concretizzata in una lettera aperta inviata all’attenzione ministri Dario Franceschini e Gaetano Manfredi, sottoscritta, oltre che da Braucci, da nomi eccellenti del panorama nazionale (e non solo) del cinema campano, da Toni Servillo a Mario Martone, Nicola Giuliano e Pietro Marcello, Edoardo De Angelis e Antonio Capuano. Tra i firmatari anche il presidente e il vicepresidente di Parallelo 41, la producer Antonella Di Nocera e il regista Marcello Sannino.

L’appello, da giorni al centro di una vivace discussione, è stato accolto positivamente dal ministro dell’Università e della Ricerca Manfredi, che in un’intervista al Corriere del Mezzogiorno ha dichiarato: “Io e Dario Franceschini ne abbiamo parlato lungamente. C’è la volontà di fare un progetto importante dedicato al Cinema in Campania. Il Mibact e il ministero dell’Università stanno lavorando a possibili format. Ma bisogna focalizzare gli obiettivi: cioé guardare alla cinematografia da tutti i punti di vista, non solo della recitazione e della regia, ci sono le maestranze, c’è la multimedialità che va sfruttata”.

Nel dibattito è intervenuta oggi, sempre sul Corriere del Mezzogiorno, anche Antonella Di Nocera, che ribadisce come questa nuova scuola non nascerebbe in un’ottica conflittuale con le realtà didattiche già esistenti, come l’Accademia di Belle Arti, le esperienze formative e laboratoriali indipendenti diffuse sul territorio e i recenti progetti che la regione sta portando avanti a Bagnoli. Bisogna ragionare in un’ottica di sinergia, come ribadisce la Di Nocera: “La scuola potrebbe contribuire a questo processo: formare e dare strumenti ai giovani campani di talento, perché fra dieci anni siano loro stessi i capireparto, i produttori, gli organizzatori, anche dei grossi progetti che oggi altri vengono a produrre in Campania. […] Questa potrebbe essere la volta buona, in un momento di crisi del settore fermo per la pandemia, per dare un segnale fondamentale verso i giovani e il futuro”.

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