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Giù dal vivo presentato al 54° Karlovy Vary International Film Festival

Presentato in anteprima mondiale al 54° Karlovy Vary International Film Festival "Giù dal Vivo" (Up To Down)

GIÙ DAL VIVO è un film scritto, diretto e montato da Nazareno Nicoletti, con la voce di Massimiliano Gallo // Musiche di Marco Messina e Sacha Ricci // Aiuto regia e suono Giuseppe Riccardi // Sound Design Marco Saitta e Nazareno Nicoletti // Color Grading Simona Infante // Maschere diMaica Rotondo // Organizzazione Maria Teresa Panariello // Artwork Davide Ciaramella

Il film è prodotto da Arci Movie Napoli, a cura di Antonio Borrelli in associazione con Antonella Di Nocera per Parallelo 41 Produzioni e Nazareno Nicoletti. 
E' stato realizzato con il contributo dellaRegione Campania (Fondi Poc 2014-2020) e la collaborazione di Film Commission Regione Campania.

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SINOSSI

C'è una vecchia strada che costeggia una ferrovia ammodernata negli anni ’70, nel cuore della desolata Napoli est. Ai margini del quartiere ci sono palazzoni rossi ingoiati da lotti di cemento armato. Un reticolato di case popolari, ruderi di progetti pubblici mai attivati, centri diurni, strutture socio-psichiatriche. E tra queste maglie le vite segnate di un uomo con la sua voglia di andare altrove, di una ragazza che rientra a casa per stare coi suoi genitori, e di un pugile mascherato chiuso nella sua stanza, dove si allena, mangia, dorme, senza uscire. Tra mondi possibili, allucinazioni e realtà. Un mosaico in cui tutti cercano qualcosa, ma nessuno sa cosa vuole.

Il film è una discesa nella descrizione e nella rappresentazione onirica di pazienti affetti da patologie psichiatriche, realizzato attraverso un’indagine che vuole esplorare i confini tra realtà e finzione, provando a dare forma a sogni, incubi, paure e desideri dei protagonisti a partire dalle loro esistenze quotidiane.

 

NOTE DELL’AUTORE

Tre anni fa avevo tutte altre idee, in quel periodo Giù Dal Vivo aveva un altro titolo, avevo individuato altri protagonisti, le storie avevano un altro fuoco. Avevo iniziato con dei laboratori di cinema e fotografia dentro Ponticelli, in un Centro Diurno della Salute Mentale. Ed ogni mattina passavo tra San Giovanni, il Lotto Zero, le case popolari. Stavo cercando qualcosa. Ma non volevo parlare dei matti, almeno così come li conoscevo. Di letteratura, cinema, televisione ce n’è già troppa. Volevo che la realtà tradisse le mie aspettative, volevo sorprendermi nel trovare qualcosa di diverso da ciò che già sapevo. Ho individuato i miei protagonisti ed ho iniziato a girare, lasciandomi guidare dai loro desideri, dal mio istinto. Poi durante la lavorazione ho capito che il film diventava qualcos’altro, di molto più complesso. Ho lasciato entrare tutto quello che potevo. Il film parlava delle periferie. Ci sono Napoli, Milano, perfino Dortmund. Ma sembrano tutte la stessa città. Perché uno crede che basti fotografare questi spazi per spiegare tutto, la misera, il dolore, eppure per me c’è qualcosa di misterioso. A ogni angolo di strada ti dici che il prossimo svincolo è la via d’uscita, eppure le strade ti soffocano, e ti riportano sempre al punto di partenza. Come un labirinto. Ma a conti fatti credo che nel film si parli solo di noi stessi. Oggi posso dire che Giù Dal Vivo racconta un’ossessione. Forse una mia ossessione. Ed è un po’ come lo scorrere del tempo. Come nella quotidianità dei miei protagonisti. Ci si ritrova nel presente, a galleggiare. Si va avanti e indietro, come se nulla possa interferire. Come se tutto fosse un falso movimento.”

 

 

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